Tutta l'opera di William Delbert Gann poggia su un'idea semplice e radicale: i mercati non si muovono a caso. Dietro il disordine apparente delle quotazioni ci sono ritmi che ritornano, perché a muovere i prezzi non sono i numeri ma le persone — e la natura umana, con le sue paure e le sue euforie, si ripete di generazione in generazione. Se la storia si ripete, il passato diventa uno strumento di misura del futuro. Non studiamo il prezzo: studiamo quando il prezzo cambia.
Gann diede a questo principio un nome che è rimasto celebre: la legge di vibrazione. Ogni mercato — un titolo, una materia prima, un indice — avrebbe un ritmo proprio, una frequenza dominante che ne governa le oscillazioni. Individuato quel ritmo, si può stimare quando produrrà i prossimi punti di svolta. È la stessa intuizione che oggi chiamiamo, con linguaggio più sobrio, analisi ciclica: misurare le distanze temporali tra minimi e massimi del passato e proiettarle in avanti.
Attenzione a un punto che molti divulgatori saltano: per Gann la previsione non era mai una certezza, ma il risultato di un calcolo da confrontare continuamente con il comportamento reale del mercato. Prevedere, nel suo senso, significa datare le condizioni in cui un cambiamento diventa probabile.